Pietà

Santa Maria de finibus terrae
3 febbraio 2017
Fonte battesimale
3 febbraio 2017

Pietà

Epoca: XVII secolo, seconda metà
Autore: ignoto
Tecnica: legno scolpito, gessato e policromato
Misure: cm. 106 x 74 x 57
Stato di conservazione: buono
Provenienza: Ugento, Museo diocesano (già nel Palazzo vescovile)

Descrizione

L’opera è oggi custodita nel Museo diocesano ma dubbia risulta essere la la provenienza originaria, forse la chiesa, un tempo conventuale, di Sant’Antonio a Ugento, già intitolata alla Madonna della Pietà. La scultura lignea policromata trae ispirazione dal modello medievale nordico del Vesperbild, immagine non contemplata nei Vangeli ma che risalta il dialogo silenzioso tra il Cristo deposto dalla Croce e la Madre Maria. In questa rappresentazione, dalla forte carica emotiva, la Madre è posta davanti ad una serie di massi, forse a richiamare il Golgota. Inoltre, la Vergine indossa l’himation purpureo ed è avvolta in larga parte da un manto azzurro, caratterizzato da ampie e marcate pieghe; il capo è invece coperto da un velo color verde pera. Maria ha il braccio destro aperto ma non completaL’opera è oggi custodita nel Museo diocesano ma dubbia risulta essere la la provenienza originaria, forse la chiesa, un tempo conventuale, di Sant’Antonio a Ugento, già intitolata alla Madonna della Pietà. La scultura lignea policromata trae ispirazione dal modello medievale nordico del Vesperbild, immagine non contemplata nei Vangeli ma che risalta il dialogo silenzioso tra il Cristo deposto dalla Croce e la Madre Maria. In questa rappresentazione, dalla forte carica emotiva, la Madre è posta davanti ad una serie di massi, forse a richiamare il Golgota. Inoltre, la Vergine indossa l’himation purpureo ed è avvolta in larga parte da un manto azzurro, caratterizzato da ampie e marcate pieghe; il capo è invece coperto da un velo color verde pera. Maria ha il braccio destro aperto ma non completamente disteso, mentre quello sinistro va a sfiorare il Figlio; posta dietro il Cristo, il suo viso denota l’espressione di dolore, con sopracciglia che si aggrottano e le labbra che si dischiudono come a voler gridare. Gli occhi, come nei tratti già annoverati, sono fortemente espressivi e resi con bulbi vitrei.
Del Cristo piegato per terra ma in parte adagiato sulle gambe della Vergine, non prevale l’irrigidimento (tipico del modello Vesperbild) ma la morbida naturalezza, dove è curata l’anatomia, seppur dalle proporzioni non corrette: il torace è gonfio e l’addome ancora contratto, i muscoli ben definiti; il braccio destro è steso parallelo lungo il fianco, il sinistro è posto sopra le gambe della Madre. Sul costato compare inoltre il solco provocato dalla lancia. Il volto è disteso, sereno, labbra che accennano ancora al dolore patito, capelli ben acconciati.
Galante (1986, p. 531 in nota) data l’opera tra la fine del ‘500 e inizi ‘600 e la attribuisce a Vespasiano Genuino, senza circostanziare sulla datazione e attribuzione; in realtà alcuni caratteri stilistici, come il modo di rendere gesti ed espressioni, il linguaggio anatomico del Cristo morto, l’aspetto delle pieghe del manto e la “dinamicità” della Vergine, farebbe propendere per una datazione leggermente più tarda, forse tra il pieno e la fine del XVII secolo. Un valido punto di riferimento cronologico, in tal senso, potrebbe essere rappresentato dall’analoga opera lignea custodita nella chiesa di San Matteo a Lecce (De Santis 2013, pp. 310-311); quest’ultima effettivamente è datata al primo decennio del ‘600, presenta la stessa scena in modo più statico e con rese anatomiche differenti rispetto l’opera ugentina. Il recente intervento ha consentito di recuperare le cromie risalenti alla prima ridipintura, già un tempo percepibili attraverso piccole lacune localizzate in più punti sulla superficie scultorea sopra uno strato di preparazione in gesso. Gli incarnati, un tempo olivastri, sono tornati al tenue colore rosaceo. Il restauro ha consentito di arrestare il processo di degrado provocato da insetti xilofagi particolarmente evidente nella zona inferiore della scultura, dove sono disseminati grossi fori circolari (Marzano 2000, p. 76). La Pietà è un tema connesso alle Laude e alla predicazione francescana, per cui non sarebbe peregrino immaginare la provenienza dell’opera dall’attuale chiesa di Sant’Antonio da Padova di Ugento, magari realizzata da maestranze dello stesso ordine, stando almeno alla luce delle attuali acquisizioni.
S.C.
Bibliografia: De Santis 2013, pp. 310-311; Galante 1986, pp. 513-534; Marzano 2000, pp. 59-84.