LEONE Dionigi

GALENUS Claudius
6 febbraio 2017
Parato “San Vincenzo”
6 febbraio 2017

LEONE Dionigi

FRATRIS / DIONYSII LEONIS / LYCIENSIS / SACRÆ THEOLOGIÆ MAGISTRI / ORDINIS PRÆDICATORUM / IN PRIMAM PARTEM / D. THOMÆ AQUINATIS / SANCTÆ ECCLESIÆ ANGELICI / DOCTORIS. / ARTICULORUM FORMATIONES / COMMENTARIA / ET DISPUTATIONES / TOMUS SECUNDUS / Ad Ill.mus et. R.mum / D. D. ALOYSIUM PAPPACODA / Olim Episcopum Caputaquensem. / nunc Episcopum / Lyciensem. / Lycii /Apud Petrum Michaelem / 1655 / de Licentia Superiorum.
Pubblicazione: Lycij : Apud Petrum Michaelem, 1655 (col: Lycii MDCLVI apud Petrum Michaelem)
Descrizione fisica: [10], 542, [6] p. ; cm. 32
Note generali: Iniziali e fregi xil.
Frontespizio calcogr. inciso da Jacques Thouvenot
Legatura floscia in pergamena e sul dorso tit. ms
Note di possesso: occhietto; Pro(prietas) Conv(en)tus Tricasii
Stato di conservazione: Discreto
Paese di pubblicazione: ITA
Lingua di pubblicazione: Lat.
Provenienza originale: Alessano, Biblioteca Vescovile già Biblioteca del Convento dei Predicatori di Tricase
Provenienza attuale: Ugento, Biblioteca Diocesana “mons. Vito Tonti”
Inventario e collocazione: PR217; 6 D 19

Descrizione

Espressione dell’arte tipografica del Seicento leccese, il volume venne dato alle stampe nel 1656 presso l’officina di Pietro Micheli. Nel suo complesso, l’opera racchiude il respiro di quelle culture e di quelle arti che fiorirono e si diffusero sotto l’episcopato di mons. Luigi Pappacoda, vescovo di Lecce dal 1639 al 1670, grazie anche all’instancabile operato dei numerosi ordini religiosi radicati nel territorio. Infatti, al suo interno è illustrato il secondo dei cinque libri di commenti tomistici redatti da fra’ Dionigi Leone, teologo domenicano, colto animatore dello Studium del Convento di “s. Giovanni d’Aymo” di Lecce.
Protagonista dell’opera è il frontespizio calcografico firmato da Jacques Thouvenot detto “il lotaringio”, artista già affermato nel mondo tipografico napoletano e romano. Tipica del Seicento è la soluzione architettonica che l’incisore sviluppa nella sua mise en page. Infatti, al lettore si apre una nicchia emisferica decorata ai lati da una coppia di colonne ribattute sormontate da capitelli ionici; seppur stilizzato, è forte il richiamo barocco, esaltato dal movimento tortile e dai fregi floreali che ornano la superficie del colonnato.
Lo spazio architettonico è scandito dalle due figure allegoriche ai lati, le quali anticipano al lettore gli argomenti di carattere religioso dell’opera letteraria. Sulla destra si staglia la Prudenza, con gli attributi della serpe e del teschio. A sinistra si mostra la Fede, con in mano il libro, la croce e la fiamma; completa l’allegoria della Fides l’elefante bianco indiano, dal triplice significato di Chiesa, Forza e
Saggezza.
Il centro del frontespizio è dominato dall’arme parlante del Pappacoda, dove si esibisce il leone rampante con la coda tra le fauci. Dal richiamo seicentesco, due putti sostengono un drappo spiegato nel quale si inserisce il titolo con tutti i suoi complementi. Consuetudinaria è la soluzione utilizzata dall’incisore per illustrare le note tipografiche; infatti, una lapide posta in basso riporta in corsivo italico: Lycij / Apud Petrum Michaelem / 1655. / de Licentia Superiorum.
Altri elementi decorativi rendono la macchina del frontespizio ancor più enigmatica ed interessante: sui plinti del colonnato, fanno scena due imprese strettamente collegate all’autore ed al dedicatario dell’opera. Con la rappresentazione dei due leoni si vuole così celebrare sia l’autore, appunto il Dionigi Leone, che il dedicatario vescovo Pappacoda. Pertanto a sinistra è raffigurato un leone rampante tendente verso il firmamento, arricchito dalla leggenda SE INSERET; a destra, invece, un leone con una serpe stretta al collo, con il cartiglio NIHIL APTIUS. Per la rappresentazione, non si esclude da parte dell’incisore l’utilizzo di repertori grafici già editi; non a caso il leone con la serpe al collo è utilizzato verso la fine del Cinquecento come marca tipografica da stampatori come il fiorentino Francesco Tosi.
C.V.M.
Bibliografia: Scrimieri 1972, pp. 38-39; Scrimieri 1977, pp. 104-105; Bertoli 1992, pp. 125-164; Laporta 1995, p. 387; Morciano 2012, p. 42.