GALENUS Claudius

BARBOSA Agostinho
6 febbraio 2017
LEONE Dionigi
6 febbraio 2017

GALENUS Claudius

GALENI / OMNIA QUAE EXTANT / IN LATINUM SERMONEM / CONVERSA. / Quibud post summam antea adhibitam diligentiam / multum nunc quoque splendoris accessit, quod / loca quàmplurima ex emendatorum exem: / plarium gręcorum collatione et illustrata / fuerint & castigata. / Ex tertia iuntarum editione.
Pubblicazione: VENETIIS : MDLVI. (Venetiis : apud haeredes Lucaeantonii Iuntae)
Descrizione fisica: [8], 72 c.; 38 cm
Note generali: Frontespizio incis. e tip.
Marca tipografica
Iniziali e fregi xil.
Legatura rigida in pergamena; titolo ms. sul dorso.
Note di possesso: front. Stefani Papadia; in calce: Giud. de Laurentiis.
Stato di conservazione: Restaurato
Paese di pubblicazione: IT
Lingua di pubblicazione: Lat; Gr.
Provenienza: Ugento, Biblioteca Diocesana “mons. Vito Tonti

Descrizione

La terza edizione dell’Omnia quae extant in latinum sermonem conversa di Galeno venne data alle stampe a Venezia nel 1556, presso le officine tipografiche degli eredi di Lucantonio Giunti. La proposta editoriale consta di ben dodici volumi, a cura del medico Giovanni Battista Monte (1498-1551) e di altri umanisti di fama mondiale. I testi di Galeno erano ampiamente diffusi ed utilizzati negli ambienti medici ed universitari, in particolare nella prima metà del Cinquecento, quando nel campo della disciplina avvenne una sorta di revival della arti mediche greche.
Presso la Biblioteca diocesana di Ugento si conservano attualmente solo sei tomi, originariamente appartenuti a Stefano Papadia, così come suggeriscono gli ex libris presenti sui frontespizi; inoltre, le cinquecentine sono state di recente sottoposte ad un intervento di restauro conservativo, operazione che ha ripristinato la bellezza di questi degni esemplari dell’editoria veneta.
La raffinatezza dell’opera ci riporta nella Venezia cinquecentesca, pulsante crogiolo culturale animato da librai giramondo, bibliofili umanisti e dai più abili artigiani dell’arte tipografica europea. Non a caso i frontespizi accolgono la famosa marca dei Giunti, dove il giglio affiancato da due putti celebra le origini fiorentine della famiglia, mentre le iniziali L. A. ricordano l’officina veneta di Lucantonio, passata dopo la sua morte (1538) ai figli Tommaso e Giovanni Maria. Nell’opera risaltano equilibrio e perizia: frutto di una radicata esperienza che già all’inizio del Cinquecento aveva portato i Giunti di Venezia a concorrere con buon profitto contro gli avversari Manuzio, indiscussi egemoni dell’arte tipografica italiana.
Per la presentazione del frontespizio, i Giunti optano per una soluzione a cornice, dove ai lati sono rappresentate una serie di scene allusive in cui Galeno è il protagonista. Le illustrazioni anticipano le tematiche dell’opera medica, ricche tra l’altro di episodi con cui l’autore comunica e si interfaccia con il lettore: un metodo pratico di insegnamento che già traspare dalla lettura iconografica.
Nella parte superiore del frontespizio è raffigurato un paziente allettato e sofferente, mentre alcuni dotti uomini osservano con impotenza la scena; compare anche Galeno, inginocchiato e con il copricapo in mano, come segno di grande rispetto. Lo sfarzo del capezzale, la solennità della scena, i tratti somatici dell’infermo, insieme all’iscrizione ANTONINI NON FEBRIENTIS COGNITIO, fa presupporre che al centro della vignetta sia rappresentato l’imperatore Marco Aurelio, il quale venne guarito dal Galeno da una malattia erroneamente diagnosticata dai dottori di corte, almeno secondo la tradizione.
Sulla destra in basso è rappresentato il medico greco intento ad aiutare un paziente sofferente. Sembrerebbe un caso di emesi, accompagnato emblematicamente da un drago che aleggia vorticoso sul capezzale e dall’iscrizione CRISIS PRÆCOGNITO. Continua l’AMANTIS DIGNOTIO, illustrazione dell’episodio in cui Galeno si accorge di come gli impulsi amorosi di una giovane paziente possano migliorare il cattivo stato di salute. Nella scena PALESTRITE CURATIO vi è Galeno intento ad effettuare un salasso ad un atleta allettato, pratica incoraggiata dalla medicina sino alla fine del sec. XIX.
In basso, in una vignetta più ampia, è riportato Galeno mentre seziona una scrofa legata; il medico greco, infatti, fu tra i primi a comprendere le interconnessioni anatomiche tra le viscere di mammiferi, quali capre e maiali, e quelle umane. Si tratta di una vera lezione tenuta dal greco, dimostrazione a cui partecipano diversi esponenti della medicina antica; grazie alle iscrizioni si riconoscono Alessandro di Tralles, Eudemo da Rodi, Paolo di Egina e Severo di Alessandria. All’estremità destra della scena due capre ed un maiale con gli arti legati attendono di essere condotti sul tavolo operatorio.
Salendo sulla cornice, sempre Galeno visita un infermo accompagnato dall’iscrizione HEPATICI COGNITIO. Sopra, il medico greco consegna un libro ad altri dottori, con la dicitura GALENI DOCTORES: un passamano di conoscenze tra il mondo antico ed il moderno. Nella scena PATRIS INSOMNIUM, Asclepio, per gli antichi il dio della medicina, illumina il sonno di Galeno alimentando così la sua conoscenza e abilità nel campo delle arti mediche.
C.V.M.