Morte e Risurrezione in Caravaggio

Morte e risurrezione in Caravaggio
9 giugno 2017

Il museo diocesano ospita la mostra «Morte e Risurrezione in Caravaggio»
5 opere rivisitate illustrano la Pasqua

Un Vangelo che parla attraverso la bellezza

DI CARLO VITO MORCIANO
Nella sfida dell’evangelizzazione, l’arte è un processo di comunicazione culturale di notevole importanza, ancor di più se contestualizzato all’interno della moderna civiltà dell’immagine. Attraverso la Via della Bellezza l’uomo può arrivare a Dio, come una “scala di Giacobbe” che conduce dritta nel cuore del mistero divino, sostenuta dai pilastri dell’arte e della fede. Ogni percorso tuttavia presenta le sue difficoltà, in particolar modo riguardo all’orientamento. Per poter suscitare l’effetto catechetico desiderato, l’arte sacra  ecessita di adeguate analisi e interpretazioni. Infatti, il Pontificio Consiglio della Cultura nei suoi documenti ribadisce la necessità di «imparare ad accogliere questa bellezza», anche per fronteggiare il dilagante «analfabetismo biblico» che «sterilizza la capacità di  omprensione dell’arte cristiana». Ben vengano quindi le forme di intermediazione, come le didascalie illustrative sugli altari delle chiese, la  promozione di visite guidate specialistiche e percorsi didattici, l’impiego della tecnologia comunicativa, la programmazione di convegni dedicati alla riscoperta dell’arte, della storia e del suo valore evangelico.
Nel contesto di arte e catechesi, si inserisce l’interessante iniziativa promossa dal Museo diocesano di Ugento. Infatti, dal 2 giugno sino al 15 ottobre è aperta la mostra Morte e Risurrezione in Caravaggio. Omaggio a Michelangelo Merisi curata da don Gianluigi Marzo, per l’occasione nella duplice veste di direttore museale e “pictore”. Un evento culturale sicuramente pionieristico, studiato per coinvolgere e colpire in maniera propositiva gli animi dei visitatori. Il Museo diviene un terreno sperimentale, dalle qualità didattiche e mistagogiche, in cui Morte e Risurrezione fanno da sentiero all’interno degli spazi espositivi, sulla scorta di cinque opere del Caravaggio, elaborate e squisitamente dipinte dai pennelli di don Gianluigi Marzo. Le tele in realtà racchiudono nuovi particolari, quasi provocazioni funzionali aggiunte volutamente nella nuova interpretazione artistica, per far conoscere e far meglio comprendere al pubblico il mistero pasquale di Cristo e il messaggio salvifico evangelico, all’insegna dei sorprendenti scenari caravaggeschi.
È l’arte antica che si rinnova nel segno della speranza e si contestualizza per la catechesi dell’uomo del Terzo millennio.